Wikipedia
Risultati di ricerca
mercoledì 26 luglio 2017
La fermata del bus
Ieri mattina, ho accompagnato mia moglie all'ospedale. Avevamo appuntamento alle dieci, è al settimo mese di gravidanza e aveva una visita di controllo. Noi abitiamo fuori città, godiamo dei benefici di non abitare nel caos cittadino. Andare al policlinico non è mai un piacere, per nessuno e l'aspetto mastodontico e trascurato della struttura in questione, non è di aiuto, trovare parcheggio è sempre un'impresa.
Modena non è una metropoli, ma l'ospedale, a detta di tutti, è di primo livello. Prima di andare ad abitare fuori città, ho abitato per ventisette dei miei trentasei anni, vicino al policlinico. Per arrivare a scuola, andavo sempre a prendere il filobus alla fermata che c'era all'ingresso del policlinico.
Prima di arrivarci, dovevo attraversare gran parte di quei grossi e grigi edifici che ospitavano i vari settori dell'ospedale, cosa che mi metteva sempre in uno spirito molto riflessivo, riguardo l'esistenza intera e il suo dipanarsi. Ammetto che non sono state poche le volte che ho saltato scuola e mi sono rifugiato nel piccolo parchetto accanto all'ospedale.
Come da ragazzo, anche ieri mi sono fermato a comprare un tramezzino al bar lì accanto. Ho approfittato del tempo in cui mia moglie era dentro per la visita, per fare colazione. Inconsciamente, mi sono ritrovato a compiere gli stessi gesti che facevo abitualmente vent'anni addietro.
Sono andato a sedermi sulla stessa panchina, di fronte al piccolo stagno melmoso. Tre anatre, mi hanno fissato depresse, in attesa di qualche pezzo di pane. Ho pensato "chissà se sono pronipoti delle tre anatre che vedevo sempre tanti anni fa?"
.
Questo mi ha portato a riflettere, specchiandomi sul vetro dello smartphone: Cosa resta del me stesso di vent'anni fa?
Poco o forse tutto, ma in una forma completamente rimescolata, di una pasta migliore e con una corazza più pesante, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che questo può comportare. Ho provato a ricordare quali fossero i sogni che avevo a sedici anni. Sinceramente, non li ricordo, probabilmente qualche fantasticheria amorosa, riguardo una qualche ragazza. Non immaginavo il futuro, ma quello non lo faccio neppure oggi.
Però mi sono detto: se ora incontrassi qui, su questa panchina, il me stesso di 20 anni fa, cosa gli direi, che consiglio potrei dargli?
Probabilmente di studiare, di studiare davvero, di ampliare gli interessi, di cambiare indirizzo scolastico, di essere meno pigro e altre mille ottimi consigli, che quando avevo sedici anni già mi davano i miei genitori.
Consigli che forse mi darebbe anche il me stesso cinquantaseienne, venendo dal futuro, che magari potrebbe dirmi di smettere di credere che a trentasei anni sia troppo tardi, per qualsiasi cosa. Così ho realizzato, che il piccolo nella pancia di mia moglie, che fra due mesi verrà al mondo, magari fra sedici anni avrà bisogno di questi stessi consigli, che non ascolterà e io non potrò fare null'altro che immaginarlo, sulla sua di panchina, a chiudere il cerchio.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Questione di opinioni
Avete mai notato che oggi, nell'epoca dei social media, che annullano ogni distanza di comunicazione, in realtà siamo spesso più lonta...
-
Avete mai notato che oggi, nell'epoca dei social media, che annullano ogni distanza di comunicazione, in realtà siamo spesso più lonta...
-
Vi siete mai ritrovati a un punto della vostra vita, in cui vi è parso che lo scrittore della vostra storia, avesse esaurito le idee? A me è...
-
Ieri mattina, ho accompagnato mia moglie all'ospedale. Avevamo appuntamento alle dieci, è al settimo mese di gravidanza e aveva una v...

Nessun commento:
Posta un commento